Che cosa è l’Arca?
Premessa
L’Arca dell’Alleanza è uno degli oggetti
più antichi di cui si tramandi la storia. Ma non è solo
questo. L’Arca è anche uno degli oggetti più sacri
per due religioni: la Cristiana e l’Ebraica. Per l’ebraica
soprattutto l’Arca, dato che contiene le tavole della legge, è
da un lato la prova dell’intervento Divino nella storia umana,
dall’altro è l'elemento che fa assurgere il popolo ebraico
a popolo eletto. È sull’Arca, tra i cherubini, che aleggia
la presenza divina. Sembra un caso, ma è con la comparsa dell'Arca
che una banda di poveri pastori sbandati diventa il popolo eletto che
è tuttora vivo e vitale mentre i popoli più potenti della
storia sono nati cresciuti e decaduti sotto i loro occhi. Per di più
quando l’Arca scompare, il popolo ebraico viene sottomesso dai
babilonesi e portato in cattività a Babilonia. Per alcuni addirittura
l’Arca è la copia del trono di Dio e tornerà sulla
terra al momento in cui dovrà sorgere il terzo Tempio. Tempio
che dovrà sorgere sulle rovine dei due precedenti. L’Arca
sarebbe anche dotata di energie misteriose. Sarebbe stata lei a fare
crollare le mura di Gerico, così che se fosse stata toccata da
chi non ne fosse esplicitamente autorizzato, questi sarebbe morto. Solo
il Sommo sacerdote poteva accedere alla presenza dell’Arca e solo
una volta all’anno in occasione della festa del Yom Kippur o della
purificazione per sacrificare alla sua presenza. Per quanto riguarda
i poteri misteriosi dell’Arca c’è da fare delle precisazioni.
Già a quei tempi per esempio era in uso scavare gallerie sino
a sotto le mura di una città nemica. All’interno dello
scavo porre dei pali di sostegno che venivano tolti ad un segnale convenuto.
Se guardiamo le mura di Gerico crollarono al suono delle trombe. Keller,
però ne "La Bibbia aveva ragione" sostiene che Gerico
era disabitata al momento dell’arrivo di Giosuè. Ma se
dell'Arca tutti quelli che se ne interessano ad un primo livello, o
ciarlatani che se ne accostano per fare sensazionalismo di cassetta
sono attratti soprattutto dai misteriosi poteri, chi la cerca seriamente
è attratto anche dagli aspetti simbolici, allegorici ed esoterici.
Infatti come abbiamo detto, l'Arca è il sigillo del patto di
alleanza tra Dio e il Suo popolo: se crediamo alla Bibbia le tavole
furono scritte dalla Mano di Dio. Sarebbe quindi una reliquia particolarmente
sacra e molti lo cercarono per questo aspetto. Cosa succederebbe se venisse
trovata e si trovassero anche le tavole e si scoprisse che quanto vi
è scritto fu inciso a fuoco e da una mano che non era umana?
Quali risvolti potrebbe avere una simile scoperta? Non trascuriamo anche
che se nell'Arca c'è un messaggio divino, un messaggio che ha
storicamente fatto fare un salto di qualità al popolo ebraico,
significa che l'Arca contiene molte importanti verità divine,
è lo scrigno della sapienza Divina, affidata ad un uomo particolarmente
preparata per poterla ricevere degnamente e farne il giusto uso. Uomo
che magari sempre su ispirazione celeste, vi ha aggiunto tutto un sapere
di cui era già a conoscenza. Difatti non viene scelto per guidare
il popolo di Dio un pastorello qualsiasi, come fu scelto invece per
battere il gigante Golia e diventare uno dei più grandi re di
Israele il giovane Davide. Il prescelto in questo caso, è uno
degli uomini più importanti della nazione più potente
del tempo: Mosè principe egizio.
Ambiente in cui nascono sia l'Arca che Mosè.
Per cercare di capire sia chi poteva essere Mosè, l'uomo che
creò il popolo ebreo, che l'Arca, sigillo dell'alleanza tra il
popolo eletto e Dio, bisogna cercare di capire qual è il contesto
in cui vivevano sia l'uomo che formò il popolo ebraico sia il
popolo stesso. Infatti siamo in Egitto, la nazione più civile
ed evoluta del tempo. È la nazione che ha già prodotto
le piramidi, sa come mummificare i cadaveri e ha una struttura organizzativa
di prim'ordine in tutti i campi. Si è fantasticato molto, troppo
su come siano state costruite le piramidi, ma tutti coloro che hanno
voluto fare sensazionalismo in questo campo, non si sono mai soffermati
su due punti molto più importanti. Uno che per costruire una
piramide ci dev'essere a monte una formidabile preparazione in campo
ingegneristico. Imbarcarsi a costruire delle strutture così grandi
e pesanti senza essere capaci di svolgere i complessi calcoli di costruzione,
valutare la consistenza del terreno e tutti i problemi annessi sarebbe
stata follia. In secondo luogo, per costruire praticamente quelle e
le altre costruzioni egizie occorreva disporre di strumenti di misura
particolarmente esatti. Goniometri o altri strumenti che avessero avuto
delle imprecisioni anche minime avrebbero portato a costruzione storte
o comunque instabili. L'organizzazione sociale doveva essere avanzata:
gli studi più moderni dimostrano che in Egitto la schiavitù
era praticamente inesistente. D'altra parte se si calcola che la grande
piramide abbia impiegato decine di migliaia di persone per vent'anni si possono
trarre alcune conclusioni: che il personale che vi lavorava era trattato
sufficientemente bene. È impensabile concentrare insieme una
moltitudine simile con la forza e le angherie. Sarebbe stato impossibile
fronteggiare il malcontento che sarebbe scoppiato davanti ad una massa
così grande di persone. Inoltre un curioso documento egizio è
un "papiro di sciopero" in cui gli operai di una grande costruzione
si lamentano con il faraone per il vitto, lamentela che fu accolta e
soddisfatta. Secondo punto è che per rifornire di cibo e di acqua
un numero così elevato di persone, (rifornimenti indispensabili
per gente che svolgeva un lavoro di sforzo fisico notevole in un clima
caldo) occorreva un'organizzazione logistica di prim'ordine come molti
popoli non hanno ancora oggi. Con questo non si vuole porre l'accento
solo sulle costruzioni, anzi si vuole evidenziare l'aspetto organizzativo
e la condizione di vita sostanzialmente buona del popolo, in cui a differenza
dei romani e dei greci non c'era la schiavitù. Fu Erodoto, che
abituato al metro greco, nella sua descrizione dell'Egitto distorse
molti degli usi e costumi di questo popolo, interpretandoli a propria
misura. Infatti in Grecia la schiavitù c'era e come. I filosofi
greci arrivarono addirittura a dire che la schiavitù c'era per
diritto naturale. Gli egizi su questo punto, già molto prima
erano socialmente più avanzati. Un altro punto da sottolineare
è l'elevata spiritualità della religione egizia. Qui le
divinità sono molto più spirituali e anzi, molti sostengono
che le divinità egizie siano spiriti e non antropomorfe, che
l'aspetto antropomorfo venga assunto per farsi riconoscere dagli esseri
umani, che non sono in grado di vedere o concepire un puro spirito.
Anche qui siamo davanti ad una concezione molto più moderna ed
evoluta delle divinità greche che con l'occhio d'oggi sembrano
un'accozzaglia di teppisti che vivono non in un paradiso, ma in un bordello.
Quindi sia il popolo ebraico, che Mosè vivono in una realtà
o contesto molto più evoluti di quelli del resto del mondo a
loro contemporanei. Allora perché l'esodo? Qual è la vera
ragione di questa migrazione da un paese dove le condizioni di vita
sono buone, la terra, soprattutto sul delta del Nilo dove questa tribù
viveva era particolarmente fertile. Non era certo né il clima
politico ostile né rischi di carestia, ne rischi di guerre a
spingere una massa di persone a migrare da una terra dove molti invece
giungevano da tutte le parti attratti da condizioni di vita migliori
che da ogni altra parte. Forse il vero motivo va ricercato nella figura
di Mosè, sicuramente uno dei più grandi condottieri, trascinatori
di popoli e legislatori che la storia abbia conosciuto. Com'è
possibile che un uomo solo sia eccelso in così tanti campi contemporaneamente?
Chi era Mosè?
L'Arca quest'oggetto che è sempre stato avvolto del mistero fu
dato da Javè a Mosè, colui che portò trasformò
questo manipolo di sbandati nel popolo eletto. Ma chi era costui? Un
ispirato da Dio? Un capopopolo particolarmente scaltro? Un mago, un
sacerdote o cosa?
Il primo ad avanzare l'idea oggi quasi universalmente accettata che
Mosè non fosse ebreo ma egiziano fu Freud. Il padre della psicoanalisi
infatti inizia con un'osservazione semplice ma particolarmente acuta:
se si accetta la radice ebraica che darebbe al nome Mosè il significato
di salvato dalle acque, bisognerebbe però spiegare come una principessa
egiziana abbia usato invece della propria la lingua di una tribù
allora di importanza marginale nell'impero Egiziano. Questo quando la
radice mosis mses mes è presente in moltissimi nomi egizi e significa
figlio o protetto così che Tutmosis è il figlio del Dio
Tut, Ramses è il figlio di Ra, ecc.
È da segnalare che il monoteismo con un Dio puro spirito, proclamato
da Mosè, non era cosa nuova per gli egizi. Circa cent'anni prima
di lui il Faraone Amenofi IV, marito della bellissima Nefertiti, cambia
il proprio nome in Aken-Aton e promulga una religione monoteista di
cui la Divinità unica sarebbe appunto stata Aton. È importante
sottolineare come questa divinità non fosse antropomorfa. È
vero che voleva indicare il sole, ma il sole sta ad indicare la luce,
luce che in chiave simbolica non è luce fisica, bensì
luce spirituale che, oltre a dare benessere con il calore, illumina
la mente e l'anima dei fedeli. Era un essere di puro spirito, così
come anche le altre divinità dell'Olimpo egizio non erano mai
state antropomorfe, bensì spiriti. Le forme che prendevano non
erano le loro abituali. Solo per comparire agli uomini, che non possono
vedere gli spiriti, prendevano un corpo e una fisionomia specifici,
per farsi riconoscere. Per taluni non erano che diverse manifestazioni
o attributi della stessa divinità. Per essere più chiari
basti pensare alle raffigurazioni cristiane dello Spirito Santo che
compare sotto forma di colomba. Nessun cristiano per questo è
mai stato un adoratore di colombi! Ma tornando al Faraone Akenaton,
questi muore in circostanze misteriose. Non lascia figli e dopo di lui
rimane per poco sul trono il famoso Tutankamon, l'unico di cui ci sia
pervenuta intatta la tomba. Subentreranno quindi i ramessidi e dopo
di loro un Faraone che si dimostrerà ostile alle popolazioni
immigrate. È in questo periodo, tra il regno di Ramsete II e
questo faraone che compare Mosè. La Bibbia ci dice che era figlio
adottivo di una principessa. Il nome Mosè infatti per gli egizi
avrebbe potuto essere composto dalla radice Mosis o Mses, che significava
figlio di.
Molti Faraoni avevano il nome composto da questa radice, vedi i Tut-mosis,
Ra-mses che significano rispettivamente figlio di Tut o figlio di Ra.
Sarebbe stato quindi un uomo iniziato, iniziato non a cose magiche,
ma alle avanzate conoscenze mediche, architettoniche, legislative del
mondo egizio. Ma torniamo al nostro personaggio, Mosè era dunque
un uomo dotato di una cultura decisamente superiore alla media persino
per un popolo civilissimo come quello egizio. Anche la Bibbia ci dice
che quando decide di prendere la guida di un suo popolo, quest'uomo
viene ricevuto dal Faraone con cui tratta con una posizione forte. Forte
non perché a capo di un popolo che per gli egizi è tanto
importante da non essere mai menzionato, ma molto probabilmente per
la posizione acquisita all'interno della stessa corte Egizia. I Faraoni,
i figli degli Dei, infatti non davano udienza a chicchessia. Successivamente,
quando fu messo a confronto con i maghi della corte, li superò
in abilità. Ovviamente quello che per il popolino pareva magia,
non doveva trattarsi di altro che delle conoscenze di cui solo gli egizi
più dotti erano in possesso. E se quest'uomo superò in
abilità gli altri maghi questo significava una cosa sola, ne
sapeva più di loro. Dovette quindi essere molto semplice per
lui mettersi alla guida di una tribù di pastori che viveva nel
delta del Nilo, obbligata a trasformarsi controvoglia in muratori, prenderne
il comando, portarli fuori dall'Egitto e trasformarli nel suo popolo.
Era realmente un ispirato da Dio? Questo è un problema di fede.
Così come è problema di fede credere o meno che abbia
realmente ricevuto i dieci comandamenti direttamente da Dio sul monte
Oreb, nella penisola del Sinai. Ma anche se Mosè se li fosse
scolpiti da solo, chi può dire che la redazione di quelle norme,
così semplici ma così esaurienti, non sia stata ispirata
da Dio? E Mosè non era forse un discendente in via indiretta
di Akenaton o un seguace di quella religione monoteista che il faraone
aveva instaurato un secolo prima, a cui lui credeva ancora e quindi
cercava di crearsi un proprio popolo che ne diventasse il seguace?
E le tavole erano veramente due tavole con i dieci comandamenti o non
era forse un'allegoria che sta ad indicare tutta la mole di leggi che
Mosè diede al popolo ebraico? O forse ancora che oltre alle leggi
nell'arca vi fosse conservato e celato il sapere egizio di cui Mosè
era depositario? Se infatti accettiamo anche noi la teoria che Mosè
fosse realmente un dotto egiziano principe o no, diventa difficile pensare
che non si sia portato con sé molti papiri contenenti le fonti
del suo sapere. Così come se si trattava di persona già
orientata al monoteismo o che comunque voleva imporre una sua religione
e una sua legge a una tribù di pastori nomadi doveva realmente
creare intorno a sé un alone speciale che gli conferisse un carisma
particolare. Carisma dato da una personalità eccezionale abbinata
ad una altrettanto eccezionale conoscenza del sapere egizio. Conoscenza
che già si conferma, almeno a livello geografico, nel guidare
una moltitudine di gente per anni in zona desertica, cosa impossibile
se non si sa dove approvvigionarsi d'acqua. Conoscenza che però
per continuare ad essere strumento di potere non doveva essere spartita
con nessuno, anzi essere tenuta rigorosamente nascosta. Nascosta in
un luogo in cui gli altri avessero paura a mettere le mani. Per il popolo
lui, doveva rimanere una figura di inviato da Dio. Che per chi crede
si concilia benissimo con un simile personaggio. Infatti ci troviamo
davanti ad una delle più grandi figure di guida e legislatore
che la storia umana abbia mai visto.
Lo stesso nome Mosè ci dice qualcosa di lui, dato i diversi significati
che può assumere. Se infatti per gli egizi la radice mosis-mses,
significa figlio (di solito di una divinità) in ebraico Moscè
significa salvato dalle acque, ma i nomi ebraici possono venire letti
anche al contrario. In tal caso Moscè diventa Escom che vuol
dire il Nome (di Dio) per cui l'uomo che lo porta è un uomo che
viene nel nome di Dio. Quindi ci troviamo davanti ad un personaggio
che viene riconosciuto come un ispirato, infatti nel Cristianesimo Mosè
e visto come una figura che anticipa il Cristo.
Dunque questo principe egiziano, particolarmente colto e carismatico
diede nella penisola del Sinai una legislazione, (descritta nel libro
del Levitico nella Bibbia) completa che, come ripetutamente detto trasformò
degli sbandati in un grande popolo. Intanto fece costruire l'Arca in
cui chiuse i dieci comandamenti.
Come era fatta l’Arca?
A questo proposito la Bibbia è all'apparenza esauriente. Era
una cassa di legno di acacia rivestita d’oro. Tutto il coperchio
era pure in oro e raffigurava due cherubini con le ali ripiegate verso
il centro dell’Arca sin quasi a toccarsi. Sicuramente l’Arca
era un oggetto che presentava molte similitudini con prodotti dell’artigianato
egizio. Innanzitutto i cherubini si ispiravano a divinità alate
molto comuni nell’antico Egitto. Bisogna ricordare che molti sarcofagi
egizi avevano ai quattro angoli raffigurazioni di divinità alate
che proteggevano il defunto, così come era comune raffigurare
la dea Iside con ali di falco di solito con l'immagine speculare di
Nefti che con lei piangeva la morte di Osiride. Queste ali stavano a
significare che la dea proteggeva quanto ricoperto dalle ali, non che
la divinità fosse un essere volante. Quindi si ricorse a questi
simboli per raffigurare creature superiori all’uomo che con le
loro ali proteggevano il contenuto dell’Arca. Non è superfluo
anche alla luce di discorsi che verranno fatti più avanti ribadire
il concetto che le ali sono in senso allegorico la protezione della
superficie che coprono e che per questo e solo per questo sono raffigurate.
È da ritenersi che anche la tecnica per costruirla fosse simile
a quella egizia per i sarcofagi e per i Tabernacoli in cui veniva posta
la statua di un qualche Dio. Anche se i tabernacoli, a differenza dell’Arca,
avevano l’altezza molto superiore alla lunghezza. Va sottolineato
che la presenza di Dio con l’Arca non era all’interno del
sacro oggetto, bensì al di sopra tra i Cherubini. Ai lati dell’Arca
c’erano anche degli anelli d’oro in cui infilare dei pali
di legno di acacia pure ricoperti d’oro che servivano per trasportare
il sacro oggetto. Questa è una differenza sostanziale dai tabernacoli
egizi che avevano pattini e venivano tirati a slitta. All’interno
dell’Arca c’erano ( sempre secondo la Bibbia) le tavole
della legge, la verga di Aronne e una coppa che conteneva un po’
di quella manna che era servita a sfamare gli ebrei nel deserto. L’Arca
fu costruita nel Sinai da Bezaeel ben Uri il cui nome significa "nell’ombra
di El (Dio), il Figlio della mia Luce". Gli archeologi sono anche
risaliti alle sue dimensioni. Indicativamente tra il metro e venti e
il metro e trenta di lunghezza mentre l’altezza e la larghezza
erano di settanta o ottanta centimetri. Teniamo presente che fu costruita
secondo la Bibbia poco più di tre mesi dopo la fuga dall'Egitto.
Gli ebrei, tribù di pastori, avevano imparato le lavorazioni
artigiane dagli egizi, o ne erano stati sicuramente condizionati dato
che questi ultimi erano i migliori artigiani dell'epoca. È quindi
ragionevole pensare che fosse costruita secondo la tecnica egizia. In
tal caso lo spessore del legno avrebbe dovuto essere superiore ai cinque
centimetri, se non addirittura di dieci per poter reggere il peso del
coperchio, chiamato Propiziatorio in oro massiccio. Ma era veramente
in oro o era solo rivestito? Se fosse stato in oro massiccio avrebbe
dovuto pesare almeno una tonnellata e quindi essere quasi impossibile
da sollevare. Ma soffermiamoci un momento su un piccolo dettaglio. Mosè
giunge al monte Oreb nel Sinai tre mesi dopo la fuga dall'Egitto. Tre
è da sempre il numero perfetto. Quindi in questo periodo qualcosa
al popolo è già successo anche se non sappiamo cosa. Bisogna
scoprire se all’epoca di Mosè c’era già la
tecnologia per fare grandi fusioni in oro. Se invece fosse stato di
legno rivestito in oro avrebbe pesato solo una ventina di chili. Le
tavole della legge sarebbero state su lastre di zaffiro? Qualcuno lo
desume dal termine biblico sefer. Per concludere doveva trattarsi di
un oggetto non particolarmente grande ma in ogni caso molto pesante
che non poteva essere trasportato tanto agevolmente e comunque chi lo
portava non sarebbe passato inosservato. A questo punto saltano fuori
i famosi meglio famigerati poteri dell'Arca. Tutti coloro che sono a
caccia di sensazioni eclatanti con cui far colpo sul popolino vi si
dilungano citando in proposito tutto il citabile. Alcuni arrivano a
sostenere che fosse una macchina infernale capace di distruggere eserciti,
mura di fortezze, fermare le acque, causare pestilenze etc. Se questa
teoria fosse esatta ci sarebbe da farsi una sola domanda, perché
Mosè, figura preminente del mondo egizio non se ne servì
allora per diventare Faraone e poi con tutta una serie di macchine simili
non partì alla conquista di tutto il mondo? Perché si
mise a capo di una tribù di semplici pastori che gli crearono
più problemi di quanto non gli diedero soddisfazioni? In effetti
di concreto questi poteri sono solo riusciti a far arricchire qualche
conta storie.
Ma l’Arca è esistita davvero o è
solo un simbolo?
A questo proposito c’è la testimonianza di un addetto ai
lavori: Leen Ritmayer che fu capo architetto all’epoca degli scavi
sulla montagna del Tempio. Nel suo lavoro scoprì il Sancta Santorum,
la stanza in cui era contenuta l’Arca e al suo interno una cripta
che ha dimensioni che corrispondono a quelle che avrebbe dovuto avere
l’Arca. La sua scoperta non è accettata universalmente,
ma tra le varie teorie e tentativi di ricostruzione del Tempio di Salomone
è di gran lunga la più accreditata e accettata. Può
quindi essere la base di partenza per una ricerca seria.
Ma cosa era realmente l'Arca e cosa realmente conteneva?
Su questo argomento le interpretazioni sono le più disparate
e passiamo dalle più serie alle più cialtronesche.
Innanzitutto l'Arca è per il popolo ebraico il simbolo dell'alleanza
con Dio. È anche il luogo dove Dio si manifesta. Per essere più
precisi, Dio si manifesta non nell'Arca ma sopra l'Arca tra i cherubini.
Lì di tanto in tanto compaiono fulmini e qualche portatore ne
viene ucciso.
Da un punto di vista esoterico, l'Arca è lo scrigno del sapere
Divino, della conoscenza, della parola perduta. E chi la troverà
si impossesserà di questa conoscenza.
Da un punto di vista puramente archeologico, è un reperto particolarmente
importante ed antico con una grande valenza religiosa.
Per un predatore di antichità
è un oggetto particolarmente prezioso.
Per dei ciarlatani l'Arca è una macchina infernale dotata di
energie che Mosè conosceva chissà come e perché.
Per una corrente Ebraica l'Arca è sempre il famoso oggetto sacro,
ritrovato il quale si dovrà ricostruire il terzo tempio.
Stranamente parlando dell'Arca tutti sono più rivolti all'oggetto
in sé dimenticando un dettaglio importantissimo e fondamentale:
qualsiasi sia il suo contenuto, l'Arca è soprattutto e prima
di tutto un contenitore. Il suo valore simbolico o venale è elevatissimo,
ma l'importanza dell'Arca è data soprattutto dal suo contenuto.
Quindi quando ci si chiede che cos'è l'Arca ci si deve chiedere
subito dopo: che cosa contiene?
Tranne i fanatici della macchina infernale, tutti sono concordi su una
cosa l'Arca è il contenitore di un sapere elevatissimo: Divino
per chi è credente, comunque iniziatico per chi vuole dargli
un interpretazione di questo tipo. Sta di fatto che il sapere contenuto
nell'Arca fu quello su cui Mosè si basò, per trasformare
il popolo dalla dura cervice nel popolo eletto. Quindi la ricerca dell'Arca
sarà archeologica da parte di coloro che ricercano il reperto,
religiosa per chi crede che questo oggetto contenga le tavole dei Dieci
comandamenti, esoterica per chi cerchi la parola perduta. Per chi sostiene
che fosse una macchina infernale è meglio non trovarla per non
essere sbugiardato.
Ma da quanto l'Arca conteneva si può avere una risposta alla
domanda sui suoi poteri magici e misteriosi? Forse, ma forse anche da
come era fatta. In effetti c'è da chiedersi come mai la Bibbia
si dilunghi tanto sulla descrizione di come doveva essere fatto questo
"oggetto" e la descrizione non può non avere un motivo.
Quale significato ha dunque la forma dell'Arca? Se si accetta e sembra
indiscutibile l'influenza egizia nella costruzione, incominciamo dalle
figure alate che sormontano il coperchio. La Bibbia li nomina Cherubini.
Con questo nome viene identificata una delle tante categorie di angeli.
Per quanto riguarda i cherubini, erano stati citati in precedenza solo
una volta: sono loro infatti i guardiani del Paradiso terrestre. Quelli
che impediscono agli uomini di potervi rientrare. Si tratta dunque di
angeli guardiani, figure che dovrebbero mettere paura a chi li vede.
Figure che hanno il compito di stare a guardia dell'Arca, ma soprattutto
del suo contenuto. La figura di divinità (in senso lato) alata
è comune a tutte le civiltà di quell'epoca. Compaiono
frequentemente nei bassorilievi assiro babilonesi e nell'iconografia
egizia.
Ritorniamo alle tombe egizie. Potremo ricordare quanto già detto
in precedenza. Ai quattro lati di molti sarcofagi, proprio sugli spigoli,
sono raffigurate divinità alate con le ali spiegate, disposte
a novanta gradi, in modo che le estremità di una punti all'estremità
dell'altra. In questo caso, cioè sull'Arca vengono indicate solo
due figure alate. Questo fa ricordare un'iconografia egizia piuttosto
frequente: la rappresentazione di Iside e Nefti, poste una di fronte
all'atra che piangono il comune fratello e marito Osiride. Ma al di
la dei riferimenti e delle influenze delle culture contemporanee, perché
si è scelto proprio quel determinato simbolo e non un altro?
Perché i due cherubini si devono guardare reciprocamente e perché
le ali devono arrivare vicine l'una all'altra? C'è forse una
spiegazione. Un amico (Mario Ruberi) che ha studiato per molti anni
i Templari, in maniera seria e non sensazionalistica, ha cerato di dare
una spiegazione a questo interrogativo. L'Arca sarebbe stata costruita
di legno di acacia. Rivestita all'interno e all'esterno di una superficie
d'oro. L'acacia è un legno che emette una resina acida. Bene
tutti sappiamo che una superficie acida tra due metalli buoni conduttori
(l'oro è uno dei migliori) genera una pila elettrica. Un voltaggio
anche basso avrebbe creato uno spavento terribile a popolazioni primitive
e superstiziose. La scossa anche lieve sarebbe stata interpretata come
la collera di Dio e sarebbe stata sufficiente a causare in molti un
shock mortale. Ma se questa spiegazione può forse avere un credito,
ce n'è un'altra ancora più semplice e credibile per quanto
riguarda coloro che la toccavano. Se andiamo ad analizzare la maggior
parte delle civiltà in cui il Divino è la regola su cui
la civiltà si basa, contempla la figura del Tabù. Il nome
cambia da religione a religione, ma il concetto rimane il medesimo.
Il Tabù è un qualcosa di sacro accessibile solo ai sacerdoti
o in certi casi, solo al Sommo Sacerdote. Proprio come per l'Arca. In
tutte le religioni che lo contemplano, chiunque violi il Tabù
incorrerà in una morte terribile in breve tempo, in altri casi
invece, chi infranga il Tabù verrà messo a morte. In ogni
caso le conseguenze sono gravissime. Coloro che hanno studiato il fenomeno,
hanno potuto constatare come in molti casi, persone che abbiano violato
il Tabù, che in certi casi era un oggetto banalissimo come per
esempio un palo, siano morti improvvisamente solo per lo spavento e
l'orrore del sacrilegio compiuto. Lo choc psicologico può essere
tanto forte da diventare mortale. È quindi lecito pensare che
se qualcuno morì per aver toccato l'Arca, la ragione più
probabile è che il motivo sia stato la paura. Per quanto riguarda
le stragi e le catastrofi che avrebbe causato, sarebbe interessante
raccontare un piccolo aneddoto, svoltosi oltre tremila anni dopo. Poco
più di un secolo fa un missionario italiano di cui è in
corso il processo di beatificazione, il Cardinale Massaia, ebbe la sua
capanna incendiata da una tribù etiopica che rifiutava la sua
presenza. Il giorno stesso un fulmine bruciò le capanne di qualcuno
di loro. La cosa fece si che il credito di Massaia aumentasse moltissimo
in quanto si sparse la voce che era un mago potente e che si era vendicato
dei suoi nemici! Cosa non possono fare le coincidenze. Per di più
se Mosè aveva da nascondere dei testi preziosi, cosa probabile,
quale soluzione più brillante che nasconderli nell'arca, dichiarare
che chi l'avesse toccata sarebbe morto avrebbe potuto trovare?
Quando scompare l’Arca?
Su questo punto inizia il mistero. Prima della costruzione del Tempio
l’Arca viene citata circa duecento volte. Da quando Salomone la
porta nel Sancta Santorum del Tempio, viene citata pochissimo ed in
modo controverso. Nel secondo libro dei re si legge che quando Sennacherib
attaccò Israele, il re Ezechia si reco nel Tempio al cospetto
di Dio e pregò Il Dio di Israele che risiede tra i Cherubini.
Ora i Cherubini erano all’estremità dell’Arca. E
come abbiamo visto la presenza di Dio era indicata sopra l’Arca
tra i cherubini. Secondo alcuni sarebbe scomparsa sotto il regno di
Manasse che introdusse idoli empi nel tempio. Altri non accettano questa
teoria in quanto sotto il successivo regno di Giosia si dice "collocate
l’Arca santa nel tempio del Signore". Per di più il
secondo libro dei Maccabei dice chiaramente che Geremia sarebbe salito
sul monte Nebo e avrebbe nascosto in quella zona l’Arca in una
grotta di cui avrebbe fatto franare l’ingresso. In fine, Geremia
all’inizio del suo libro, cioè poco prima della presa di
Gerusalemme da parte del re babilonese Nabuccodonosor dice "e non
si dirà più Arca del Patto del Signore! Perché
non verrà più in mente, non se ne avrà ricordo,
non si ricercherà e non si rifarà più. ".
La profezia sembra infatti ricollegarsi perfettamente al passo del secondo
libro dei Maccabei. Se infatti Geremia avesse nascosto con particolare
cura l'Arca, ben poteva essere sicuro che nessuno l'avrebbe più
ritrovata. Resta da chiarire se quando il profeta parla dell'Arca, si
riferisce all'oggetto, al suo contenuto o al simbolo. Questo è
forse l'aspetto più interessante e misterioso. Incidentalmente
se si prende per veritiera questa profezia non si potrebbe ritenere
che una copia l’eventuale Arca di Axum. Stranamente, coloro che
ritengono che l'Arca sia finita ad Axum in quanto sottratta dal Tempio
al tempo di Manasse, si basano sulla profezia di Geremia e la definiscono
anteriore alla dichiarazione di Giosia di riportare l'Arca nel Tempio.
Ma se per Geremia l'Arca deve scomparire, allora cosa c'è ad
Axum? Ma questo lo vedremo in seguito. Tornando a Giosia, il passo delle
cronache che tratta del ritorno dell'Arca, cita anche il ritrovamento
del libro delle leggi di Mosè e del grande festeggiamento che
si fece nella pasqua successiva. Leggiamo il passo anche in senso allegorico
e simbolico. Quanto la Bibbia ci vuole dire è che sotto Giosia
si ritrovarono le leggi dei padri, calpestate da Manasse e si ristabilì
l'alleanza con Dio. Questo sarebbe stato impossibile se il simbolo dell'alleanza
fosse scomparso. Quali festeggiamenti si sarebbero potuti fare, quale
ritorno alle leggi e all'alleanza si sarebbe potuto festeggiare, se
il simbolo, il sigillo, il patto fossero scomparsi. Non ci sarebbe stata
costernazione perché Dio irato delle empietà di Manasse
aveva fatto sparire il simbolo dell'alleanza indicando in tal modo che
non voleva più considerare il popolo ebraico il suo popolo eletto?
Qualcuno potrà dire che invece tutto questo fu fatto per gettare
fumo negli occhi del popolino e fargli credere che l'Arca era ancora
in Gerusalemme. Ma non bisogna dimenticare che il popolo ebreo era a
quei tempi religiosissimo. Molto difficilmente un Re d'Israele avrebbe
avuto l'ardire di fare una sceneggiata avente come oggetto il patto
d'alleanza con Dio.
Infine, quando dopo settant’anni di prigionia a Babilonia gli
ebrei possono ritornare a Gerusalemme, la Bibbia dice che vengono loro
restituiti tutti gli oggetti sacri presi dai babilonesi e li elenca
uno per uno. L’Arca, il più sacro non compare in questa
lista. Quindi o non era stata presa o era andata distrutta. Pochi accettano
questa seconda tesi. La tesi più plausibile è quella di
Ron Wyatt che sostiene che l’Arca sia stata nascosta durante l’assedio
dei Babilonesi. In effetti l’Arca per dei conquistatori avrebbe
avuto un doppio grandissimo valore. Uno economico data la quantità
do oro utilizzata per costruirla, l’altro religioso e di prestigio.
Se infatti l’Arca elevava gli ebrei a popolo eletto, spogliarli
di un tale oggetto voleva anche dire declassarli da questo ruolo. Oltretutto
i babilonesi oltre alla mentalità della deportazione dei vinti,
cercavano di imporre anche la loro religione. Quindi un conquistatore
avrebbe fatto l’impossibile per impossessarsene a meno che fosse
atterrito dai famosi poteri magici e misteriosi di cui si diceva fosse
dotata. Va notato che una volta l’Arca fu catturata dai filistei
e la Bibbia lo menziona. Ma furono colpiti da tante sciagure che preferirono
restituirla. Da questi si possono fare due deduzioni
Che se la Bibbia citò quando l’Arca fu catturata dai filistei
non si vede perché avrebbe dovuto tacere una seconda cattura.
Secondo che specie nei primi tempi, cioè nelle prime volte che
un conquistatore espugnò Gerusalemme, ci sarebbe stato un certo
timore reverenziale nei confronti di un simile oggetto. Timore che si
può presumere potesse essere scemato nel corso dei secoli, ma
che di certo non avrebbe lasciato andare distrutto un oggetto tanto
prezioso.
Infine se la Bibbia accetta di parlare della distruzione del Tempio
non si capisce perché avrebbe dovuto tacere la distruzione dell’Arca
se ciò fosse avvenuto. La descrizione degli scempi compiuti dai
babilonesi è tale che non si vede perché se l’Arca
fosse stata distrutta la cosa avrebbe dovuto passare sotto silenzio.
Al limite si sarebbe potuto dire che era stata rapita in cielo, così
come era successo ad Elia secoli prima.
In ogni caso, dopo la distruzione del Tempio, non se ne parla più.
Almeno nella Bibbia, tranne per quando verrà ricostruito il terzo
tempio.
Chi ha cercato l’Arca sino ad oggi?
È curioso che chi ha cercato l’Arca sino ad ora siano per
lo più stati dilettanti e non archeologi professionisti. Sono
stati esploratori come James Bruce, che però ritenne che si trattasse
di una copia, giornalisti come Graham Hancock che hanno cercato soprattutto
sensazionalismo, rabbini come Shlomo Goren e Yeuhda Getz che l’hanno
cercata per motivi di carattere religioso o Vendyl Jones che è
un archeologo che ha lavorato sui manoscritti del mar Morto, ma che
ha un’estrazione di studi di carattere principalmente religioso.
Viene citato anche il professor James Strange dell’università
della Florida meridionale ma non si trova nessun’argomentazione
su sue ricerche in proposito. C’è poi una figura pittoresca
come Ron Wyatt che dichiara di averla trovata e porta argomentazioni
interessanti a sostegno delle sue teorie, ma a sentir lui avrebbe ritrovato
tutto il ritrovabile, in quanto scelto da Dio per ritrovare i reperti
sacri.
Ma a questo punto viene spontanea una domanda.
Dove si trova o meglio dove potrebbe trovarsi l’Arca dell’alleanza?
Ci sono molte voci o meglio, dicerie che la vogliono portata dai Templari
in Europa. Ma viene indicata in un numero imprecisato di città
diverse. È evidente che ognuna esclude l’altra. Poi viene
spontanea una domanda. Se l’Arca fosse stata trovata dai Templari
e l’avessero portata in Europa e messa a disposizione della Cristianità,
il loro prestigio sarebbe stato immenso e forse avrebbe risparmiato
il loro massacro. Cosa che è estremamente probabile è
che i Templari abbiano incontrato a Gerusalemme Lalibelà, futuro
imperatore d’Etiopia che potrebbe aver parlato loro della leggenda
dell’Arca ad Axum. Questo potrebbe anche spiegare la presenza
di un bassorilievo sulla Cattedrale di Chartres in cui viene raffigurata
la Regina di Saba e si parla dell’Arca dell’Alleanza. Per
quanto riguarda i Templari, cosa da fastidio di chi di solito parla
di questi cavalieri li usa come il joker a carte. Cioè si fa
dire loro quanto serve ad avvalorare tesi che sono traballanti e prive
di fondamento. Che i Templari abbiano cercato l'Arca a Gerusalemme è
molto probabile. Tuttavia non ci sono prove che l'abbiano trovata. Ma
se riflettiamo su di loro c'è da porsi una domanda che valore
aveva l'Arca per i Templari? È noto che i Templari disprezzassero
la croce, in quanto oggetto con cui fu torturato il figlio di Dio. Questa
loro interpretazione fu uno dei capi d'accusa contro di loro. Non erano
gente da valutare una cosa per il suo aspetto esteriore. Per loro valevano
i simboli e le allegorie. Anche il fatto che fossero nove e che fossero
rimasti soli per nove anni è interpretato dagli esperti seri
come un simbolo. Cosa potevano quindi cercare nell'Arca? Non certo l'oggetto
se pure prezioso. Cercavano il contenuto. La parola perduta, il sapere
egizio o l'ispirazione Divina che avevano illuminato Mosè. Quindi
se trovarono l'Arca come è possibile, con ogni probabilità
l'aprirono e ne lessero il contenuto. Di certo stupisce come questi
cavalieri divennero di colpo potentissimi e ricchissimi, conoscitori
di un sapere che gli altri ordini cavallereschi che pure soggiornarono
a lungo in terra santa ignoravano. Furono loro che fecero costruire
le cattedrali gotiche che proliferarono a dismisura in un tempo brevissimo
pur essendo l'espressione di un'architettura rivoluzionaria. Architettura
rivoluzionaria che trovò di colpo architetti scultori, falegnami,
capomastri in grado di recepirla e applicarla. Tutto questo fu il frutto
di letture di un sapere antico nascosto nell'Arca? Dirlo sarebbe un
magnifico lavoro di fantasia che esula da una ricerca seria. Sta di
fatto che se l'avessero trovata, non avevano nessun bisogno di spostarla
da dov'era. Il farlo avrebbe solo potuto dare nell'occhio e attirare
su di loro attenzioni non volute. Intanto una volta conosciutone il
contenuto l'Arca diventava una cosa inutile e forse pericolosa. Era
meglio lasciarla dov'era e dove forse è sempre rimasta.
Oltre a quanto esposto c’è la teoria del film di Indiana
Jones che attribuirebbe al faraone Shishak il saccheggio dell’Arca
che sarebbe quindi stata portata in Egitto. Di questo non ci sono però
prove. Intanto nella raffigurazione del trionfo di Shishak l’Arca
non appare, ma questo non sarebbe totalmente probatorio in quanto il
dipinto è alquanto rovinato. L’argomento più forte
che confuta questa tesi è che successivamente l’Arca è
ancora citata. Se ne parla al tempo di Ezechia poi di Giosia e viene
citata a proposito di Geremia.
Un'altra teoria è quella dei rabbini Shlomo Goren e Yehuda Getz
oggi defunti che scavarono sotto il Tempio pensando che l’Arca
potesse essere nascosta in una cripta segreta. Purtroppo, dato che la
montagna del tempio fu da Mosè Dajan lasciata sotto la sovranità
del Wakf: il Concilio Supremo Mussulmano. Questi ad un certo punto impedirono
la prosecuzione degli scavi. È una teoria tra le più plausibili
per un motivo semplice ed ovvio. Salomone era troppo saggio e scaltro
per non prevedere la possibilità di dover nascondere l’Arca
anche in condizioni di emergenza e in tempi estremamente rapidi. Niente
di più sicuro, rapido e riservato che un rifugio segreto nelle
viscere del tempio. Potrebbe anche essere stato Ezechia che in previsione
di un attacco di Sennacherib fece scavare una galleria sotterranea di
più di cinquecento metri per aumentare le riserve idriche della
città e costruì molte fortificazioni.
Purtroppo almeno per ora questi scavi non possono proseguire. Infatti
il monte del tempio è per i mussulmani il terzo luogo sacro per
importanza. e quindi anche uno scavo sotterraneo ne sarebbe una profanazione.
Inoltre il ritrovamento dell’Arca, almeno per alcuni sarebbe il
momento per la ricostruzione del terzo tempio. Questo potrebbe causare
la distruzione degli edifici sacri per l’Islam e potrebbe dare
luogo ad una guerra santa. È da sottolineare che per i rabbini
da un punto di vista religioso, lo spazio del Sancta Santorum santifica
anche il territorio sottostante. La loro teoria è basata più
sul talmud che sulla Bibbia. Molti ebrei ortodossi credono che l’Arca
sia sotto le viscere del Tempio. Questa teoria sarebbe conciliabile
con l'ipotesi che i templari abbiano trovato l'arca, perché la
cercarono negli stessi posti. Inoltre ci sarebbe un dettaglio di cui
nessuno parla ma potrebbe avere un significato. Se infatti il secondo
tempio fu ricostruito sulle rovine del primo, e il Sancta Santorum del
secondo coincidesse come posizione con quella del primo, si spiegherebbero
molte cose. Infatti il primo tempio era stato costruito come contenitore
dell'Arca. Persa l'Arca non ci sarebbe più stato bisogno di un
secondo tempio. Invece questo viene ricostruito proprio sulle rovine
del precedente. Forse perché l'Arca era rimasta sempre al suo
posto, sotto il Sancta Santorum? Ci si potrebbe chiedere perché
non sarebbe stata portata dentro il Tempio, ma sarebbe stata lasciata
in un nascondiglio sotterraneo. Ma la risposta è semplice. Il
regno di Giuda non era più uno stato indipendente. Era una provincia
dell'impero persiano, Ciro era stato molto magnanimo, ma non si poteva
sapere come si sarebbero comportati i suoi successori. Lasciarla in
un nascondiglio sicuro poteva rivelarsi cosa saggia. Tutto questo naturalmente
è un'ipotesi. Intervista a Shlomo Goren e Dan Bahat massimo archeologo
israeliano che ha collaborato allo scavo della galleria e che è
il più autorevole esperto in materia di quanto ci sia sul monte
del tempio.
C’è poi la teoria di Ron Wyatt che giura di aver trovato
l’Arca sotto il Calvario, proprio sotto il punto esatto in cui
sarebbe stata la croce di Cristo, tanto che il Suo sangue sarebbe colato
sull’Arca.
Se seguiamo le indicazioni del secondo libro dei Maccabei, che per i
cattolici non è affatto apocrifo, Geremia avrebbe nascosto l’Arca
in una caverna sul monte Nebo, ma sia perché il mondo anglosassone
considera apocrifo questo libro, sia perché in questo caso sarebbe
come cercare un ago in un pagliaio, in questa direzione non si è
approdati a niente. Infine molti, tra cui proprio Wyatt, fanno rilevare
un dettaglio piccolo ma reale. Il passo dei Maccabei dice che Geremia
salì sul monte da cui Mosè vide l'eredità del Signore
e trovò una grotta nascosta. Questo non sta a significare necessariamente
che la grotta fosse sul monte Nebo, ma semplicemente che dal Nebo si
poteva vedere la grotta. È un'interpretazione che ha la sua validità
e che potrebbe forse in futuro trovare una clamorosa conferma.
All’inizio del secolo un certo Frutterer scavò su monte
Nebo. Ad un certo punto si trovò davanti ad un muro su cui c’era
un’antica iscrizione. Non provò ad abbattere il muro, ma
fece decifrare l’iscrizione. Pare che il decifratore dicesse che
l’iscrizione indicava: Qui giace l’Arca d’oro dell’Alleanza.
È curioso che non si seppe mai chi fosse stato a decifrare questa
iscrizione e che Frutterer se ne tornò in America senza più
passare dal monte Nebo.
Chi seguì ancora questa traccia fu un certo Tom Croster che a
sentir lui avrebbe trovato l’Arca sul monte Pisgah vicino al Nebo.
Avrebbe fatto anche delle foto che però non hanno convinto molti
di coloro che le hanno viste
È interessante rilevare che nel 1648 un rabbino di nome Naftali
Hertz pubblicò un libro Emek Ha Melek in cui si dice che cinque
uomini saggi fecero un elenco degli oggetti sacri che furono nascosti
da Geremia. Tra questi è indicata l’Arca. Secondo costoro
sarebbe stata nascosta in una grotta con due colonne all'ingresso, si
tratterebbe della grotta delle colonne
Anche secondo Vendyl Jones, l'Arca potrebbe invece essere sul lato del
Mar morto opposto al monte Nebo, cioè nella zona di Qumram dove
furono trovati i famosi manoscritti. Le sue ricerche proseguono proprio
nella grotta delle colonne, ben visibile dal Nebo e in cui sono già
stati trovati due degli oggetti descritti nel libro citato al punto
precedente.
Vi è poi la teoria che l’Arca sia ad Axum in Etiopia nella
chiesa di Santa Maria di Sion. La tradizione che l’Arca potesse
essere in Etiopia è antichissima e trova non pochi indizi a suo
favore. In primis la presenza in Etiopia dei Falascià, gli ebrei
neri che erano stanziati da tempo immemorabile sul lago Tana e nelle
regioni limitrofe. Secondo, in tutte le chiese d’Etiopia c’è
una copia dell’Arca o delle tavole della legge. Terzo, la festa
dell’Arca, il Timkat in cui si rievoca appunto l'ingresso dell'Arca
in Gerusalemme, preceduta da Davide che danzava e suonava la lira è
la più importante di tutto il calendario etiopico. Ultimo ma
non per importanza, secondo il Kabra Nagast, il poema epico etiopico
la regina di Saba, andò da Axum a conoscere Salomone da cui avrebbe
avuto un figlio, chiamato Menelik, che vuol dire figlio dell’uomo
saggio. Questi quando compì i vent’anni si recò
a conoscere suo padre e nel viaggio di ritorno fu accompagnato da molti
figli dei maggiorenti di Israele. Uno di questi trafugò l’Arca
e la portò ad Axum. Però ai tempi di Salomone forse Axum
non era ancora stata fondata. È qui che si crea la discrepanza
tra la leggenda e la realtà. Per dare credito a questa teoria,
bisogna perciò trovare una spiegazione ai movimenti dell'Arca
prima della fondazione di Axum. È impossibile che sia stata trafugata
ai tempi di Salomone e sostituita con una copia. Una copia si poteva
dare solo a chi non avesse visto l'originale. Ma l'originale lo vedeva
solo il sommo sacerdote che invece avrebbe riconosciuto a prima vista
una copia. Sarebbe molto più facile pensare ad una copia sbolognata
dai sacerdoti a chi cercava di impadronirsi dell'originale. Questi infatti
non poteva avere un riscontro. Ma torniamo allora a quando sarebbe potuta
scomparire da Gerusalemme. E quale percorso avrebbe potuto seguire per
arrivare in Etiopia. È buffo vedere che chi si ostina a sostenere
che l'Arca sia quella di Axum si ostini anche a dichiarare che sia scomparsa
sotto il regno di Manasse. Dopo il regno di Manasse sarebbe stata portata
prima sull’isola Elefantina dove era insediata una comunità
ebraica e c’era un tempio simile a quello di Gerusalemme. Successivamente
questi ebrei sarebbero emigrati nella regione del lago Tana dove comparvero
misteriosamente i falascià, gli ebrei dì Etiopia. In effetti
i Falascià sostengono che l’Arca rimase per molto tempo
su un’isola sul lago Tana poi fu portata ad Axum dal re Ezana,
che si era convertito al cristianesimo. La chiesa che contiene l’Arca
non è la prima a portare questo nome, una infatti fu distrutta
dagli arabi di Mohamed Gragn, nel 1500, però secondo la tradizione
etiopica l’Arca era già stata portata in salvo su un’isola
del lago Zwai nell’interno dell’Etiopia al sicuro. Quando
nel settecento James Bruce si recò in Etiopia, vi rimase per
cinque anni e studiò tutto quello che gli capitò sotto
mano, sino alle più insignificanti anse dei torrenti. Sempre
i soliti bene informati sostengono che si recò in Etiopia per
rubare l'Arca. Argomento risibile se si pensa che rimase in Etiopia
per cinque anni e si fermò ad Axum solo due giorni. Se prima
dava credito alla teoria che l'Arca fosse ad Axum, quando ci giunse
dichiarò che la chiesa era brutta e piena di escrementi di piccione,
e diede poco peso alla teoria dell'Arca, che liquidò dicendo
che era una copia. Se riflettiamo, Bruce, che era massone può
aver cercato l'Arca in Etiopia, ma non per l'oggetto in sé ma
perché anche lui, come i Templari, cercava la verità che
l'oggetto conteneva. La parola perduta che è alla base della
ricerca massonica. Quando si trovò davanti all'Arca si rese conto
che era una copia e non solo non diede peso all'oggetto, ma nemmeno
alla cerimonia del Timkat, tanto importante per gli Etiopici.
Ma si può dire che l'Arca di Axum è una copia? Oggi la
risposta è si l'Arca di Axum non è l'Arca dell'Alleanza.
È sicuramente un oggetto molto antico ma con ogni possibilità
un sarcofago Egizio che si è rovinato nel trasporto. Infatti
qualche anno fa un italiano entrò nella chiesa di Santa Maria
di Sion e fotografò l'oggetto di cui si discute tanto. Dalle
foto si vede un coperchio d'oro e due figure alate molto piccole sugli
spigoli dello stesso lato corto. Le ali delle due figure sono disposte
a novanta gradi. È quindi una struttura completamente asimmetrica
cosa assolutamente inusuale nell'architettura antica. Oggetti simili
non esistono né nell'artigianato egizio, né in quello
ebraico né assiro babilonese. Quale è dunque l'origine
di questo oggetto? Con ogni possibilità si tratta di un sarcofago
egizio che originariamente era sormontato da quattro figure alate, che
in questi casi erano proprio come quelle dell'Arca di Axum, e che nei
vari trasporti o movimenti ne ha per motivi ignoti perse due. La scoperta
è di enorme importanza perché se non altro ci consente
di scoprire finalmente cosa c'è nella chiesa di santa Maria di
Sion in Etiopia. Si è scoperto che l'Arca dell'Alleanza continua
a mantenere il suo segreto.
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