Riflessioni sul pellegrinaggio medioevale e il suo simbolismo

di

Francesco Cordero di Pamparato

La premessa, che ci consentirà di parlare del pellegrinaggio medioevale, è la spiegazione etimologica del  termine peregrinus che in latino significa colui che viaggia per ager ovverosia attraverso i campi. Il pellegrino quindi in epoca romana è un sinonimo di viandante, cioè di colui andante per via o forse anche una versione più povera del viandante. Anche se il pellegrinaggio, inteso come viaggio avente come meta un luogo sacro è diffuso in tutto il mondo, (si pensi al periodo del pellegrinaggio musulmano che segue il Ramadam) nel mondo occidentale il pellegrinaggio prese una funzione sacrale solo con l’avvento del Cristianesimo e il primo pellegrinaggio famoso fu quello di Sant’Elena madre di Costantino che avrebbe ritrovato la Croce di Gesù. Da quel momento il pellegrinaggio assunse dimensioni sempre maggiori sino a diventare uno dei momenti cardine della vita del mondo medioevale. Tanto per essere chiari, il termine crociati per indicare coloro che andavano a combattere per liberare e poi difendere il Santo Sepolcro, fu coniato in un secondo momento, per molto tempo si parlò di pellegrini armati e non di crociati.

I luoghi più importanti del pellegrinaggio medioevale furono subito Roma, in quanto luogo del martirio e del sepolcro di Pietro e Paolo, e Gerusalemme luogo della passione e del Sepolcro di Cristo. Successivamente in Spagna venne trovata una tomba che si attribuì a San Giacomo apostolo, in un campo dove per alcuni si vedevano riflesse delle stelle, per altri era un camposanto e queste sono le due etimologie di  Compsostela (campus stellae o compositum) in un secondo momento Sant Jago divenne il santo protettore della riconquista spagnola. Dopo queste premesse cerchiamo di trovare i caratteri universali del pellegrinaggio:

L’esistenza di un luogo considerato sacro che costituisce la meta del pellegrino.

Un percorso da compiere per recarvisi. Questo percorso all’andata è di espiazione in quanto ad un luogo sacro bisogna recarsi puri e mondati da ogni colpa. Come conseguenza l’andata sarà il più lungo e sofferto e meditato possibile, è un percorso di perfezione come quello di qualsiasi società iniziatica. Da questo si differenzia per una particolarità sostanziale: il percorso del pellegrino ha un’andata che è un viaggio di perfezionamento visto come passaggio obbligato per rendersi degno di accostarsi al sacro, il viaggio di ritorno è un viaggio che non ha più nessun significato se non quello di raggiungere il punto di partenza, mentre il viaggio di perfezionamento iniziatico è a senso unico, è un percorso di perfezionamento continuo che non ha mai termine.

Un certo numero di atti religiosi individuali e collettivi da compiersi prima di partire, durante il percorso, all’arrivo al luogo santo e al ritorno a casa.

Chi è il Pellegrino?

Motivazioni del pellegrinaggio

Il viaggio come ricerca. Il simbolismo del viaggio come ricerca è multiplo: può rappresentare:La ricerca della verità filosofica.Della Verità religiosa con il raggiungimento del Paradiso. Ricerca di cambiamento interiore.Ricerca del luogo di pace dove riposare.Ricerca dell’immortalità.

Funzioni del Pellegrinaggio

I confessori sceglievano spesso il pellegrinaggio come penitenza in quanto ritenevano che in quel percorso e in quella vita così diversa l’uomo potesse avvicinarsi di più a Dio. Anche il viaggio dell’imperatore Enrico IV a Canossa venne considerato dai contemporanei un pellegrinaggio penitenziale. Sovente il pellegrinaggio penitenziale, a differenza dei due precedenti è imposto e non volontario.

Riflessioni-

Il pellegrinaggio, come culto delle reliquie, raggiunge il suo acme nel Medioevo, proprio in quanto si pensa di ottenere dal santo, le cui reliquie si onorano, una grazia oppure che trasmetta qualcosa delle sue alte virtù che lo hanno portato alla santità. In questo modo chi ha compiuto il pellegrinaggio, ha ottenuto per via trascendente delle qualità che gli hanno fatto fare un salto di qualità sulla via di perfezione. (le reliquie dovevano ottenere il placet della Chiesa e tale placet era subordinato ad un miracolo ricollegato alla reliquia.

Caratteristiche essenziali del Pellegrinaggio

Il pellegrinaggio quindi è sia in senso reale che simbolico un percorso di perfezionamento e come tale simile al percorso delle società iniziatiche. Anche il pellegrino percorre in gruppo con altri pellegrini, che si sono spogliati degli elementi della vita precedentemente svolta (come quando ci si priva dei metalli) e tutta la comitiva dei pellegrini diventa come un gruppo iniziatico, in cui la fratellanza è di rigore. Ognuno aiuta gli altri nella loro via di perfezionamento e il gruppo aiuta ogni membro. Il pellegrino si differenzia dalle persone che incontra lungo la via, in primis proprio per questi motivi. La differenza sostanziale è che il percorso di perfezionamento del pellegrino termina quando questi raggiunge la sua meta. Il viaggio di ritorno non ha più nessun significato simbolico. Nelle società iniziatiche invece, il percorso di perfezionamento dura tutta la vita. Possiamo allora dire che l’iniziato è un pellegrino perenne?

Testo di riferimento:

Il Pellegrinaggio Cristiano

di Roberto Lavarini

Marietti 1820