Quando
si parla di pirateria
mediterranea si intende specialmente quel periodo che va dal 1500
al 1830 quando si formarono gli stati barbareschi di Algeri, Tunisi
e Tripoli, e furono governati da alcuni dei più formidabili corsari
della storia della navigazione. Non è facile di-re se questi
personaggi siano stati più pirati o corsari, così come
i loro più irriducibili avversari: i cavalieri di Malta. Pirati
sono i predoni del mare, rubano e saccheggiano navi e coste di qualsiasi
stato. I corsari si battono solo con navi e uomini degli stati con cui
il loro è in guerra.
Ma in questo caso,
tra mussulmani e cristiani la guerra fu pressoché continua per
cui è difficile stabilire la differenza. Analogamente i cavalieri
di Malta si definivano in guerra perenne con i nemici della Fede per
cui oggi alcuni scrittori hanno definito la Malta dei cavalieri come
un'isola di pirati.
Veniamo a questi
personaggi. I più importanti di tutti sono senz'altro i due fratelli
Barbarossa Aruj e Kair ed Din. Aruj il più vecchio da figlio
di un vasaio di Mitilene riuscì a unificare gli staterelli arabi
dell'Algeria, sottomettendo o ammazzando i piccoli rais locali e a creare
un suo stato in Algeri. Fu ucciso in combattimento dagli spagnoli. Morì
perché, già in salvo, volle tornare indietro a dare una
mano a dei suoi uomini circondati dal nemico. Suo fratello Kair ed Din
per
alcuni decenni fu il signore quasi incontrastato del Mediterraneo. Rinforzò
il suo regno, si impadronì di Tunisi, e facendo sottomissione
all'impero ottomano ne diventò il grande ammiraglio. Fu lui a
trasformare i turchi da popolo di terragnoli in signori dei mari. Dopo
aver seminato il terrore per decenni in tutto il Mediterraneo, si ritirò
già vecchio a Istambul dove morì carico di ricchezze e
di onori.
Dopo di lui possiamo
ricordare Dragut, il suo luogotenente più abile che riuscì
a diventare re di Tripoli. Ulug Alì un ragazzo calabrese rinnegato,
che da semplice schiavo, grazie alla sua abilità riuscì
a diventare re di Algeri e ad essere l'unico ammiraglio turco che a
Lepanto riuscì a salvare se stesso e parte della sua flotta.
Questi personaggi vissero nel sedicesimo secolo il periodo d'oro della
pirateria mediterranea. Le loro flotte erano formate di decine di galere
o galeotte.
Nei secoli successivi
le flotte diminuirono di numero, ma con l'uso di navi a vela i barbareschi
ebbero una maggiore latitudine di azione. Si spinsero anche in atlantico.
Le grandi potenze non li attaccarono mai a fondo, in quanto trovavano
più utile farseli amici e indirizzarli ad azioni di disturbo
contro le nazioni con cui erano in guerra al momento. Più di
un ministro europeo disse che se Algeri non fosse esistita sarebbe stato
il caso di inventarla.
Di tanto in tanto
veniva mandata una flotta a bombardare Algeri o Tunisi o Tripoli. Venivano
restituiti gli schiavi della nazione che aveva attaccato la città,
poi appena la flotta era sparita all'orizzonte, i corsari riprendevano
il mare e ricominciavano da capo. Analogamente si comportavano i cavalieri
di Malta contro le navi mussulmane. Tuttavia la geografia di Malta faceva
dell'isola una fortezza imprendibile. Nel terribile assedio del 1566,
l'esercito turco d'invasione ebbe talmente tante perdite da doversi
ritirare sconfitto.
La pirateria mediterranea
finì quando nel 1830 la Francia stanca delle continue scorrerie
dei pirati, ormai non più contrastati dai cavalieri di Malta,
inviò in Algeria un forte corpo di spedizione che la conquistò.
L'impresa ebbe l'effetto di spaventare talmente gli altri stati barbareschi
che di fatto la pirateria ebbe termine. Ricordiamo che agli inizi del
secolo gli americani avevano già compiuto due spedizioni contro
le coste del nord Africa, una volta occupando Derna, l'altra bombardando
Tripoli. furono tra le prime imprese del corpo dei Marines degli Stati
Uniti.
Gli schiavi
La preda più
ambita dei pirati erano le persone. Se ricche dovevano pagare lauti
riscatti, altrimenti le donne finivano negli harem e gli uomini a svolgere
i lavori che conoscevano. I più fortunati erano gli artigiani
o comunque quelli che sapevano fare lavori inerenti alla manutenzione
delle navi. Quelli che non sapevano fare lavori ritenuti utili, venivano
messi al remo delle galere. Questo sia da parte cristiana che mussulmana.
È impossibile dire chi fosse più crudele nei due campi.
Si può solo dire che la vita degli schiavi incatenati al remo
delle galere è stata forse la forma più terribile di vita
a cui essere umano sia mai stato sottoposto. I vogatori rimanevano incatenati
al remo per tutto il periodo della navigazione, vale a dire quaranta
cinquanta giorni, senza mai potersi muovere dal banco di voga per nessun
motivo! Quando qualcuno non ce la faceva più, sovente veniva
torturato e seviziato davanti agli altri per dare un esempio, poi gettato
in mare. Questo avveniva sia sulle navi barbaresche che su quelle cristiane.
Il saccheggio delle
coste al fine di rendere schiava la popolazione fu una delle cause per
cui lungo molte coste mediterranee gli abitanti si spostarono all'interno
a volte su colline inospitali. Per di più il fatto che molte
persone venissero fatte schiave privava l'agricoltura di molte risorse.
Un'altra causa d'impoverimento delle coste era il flusso di denaro che
prendeva la via dei porti barbareschi per il pagamento dei riscatti.
Fu anche a causa
della pirateria che molte regioni si impoverirono.
Le navi
La nave usata principalmente
per queste operazioni navali era o la galera o la galeotta. La prima
era più grande e aveva cinque rematori per remo, di solito tutti
schiavi, per un totale di poco più di duecento cinquanta rematori.
Aveva poi un numero variabile da marina a marina, di uomini armati, comunque
di solito sui cento venti, cento cinquanta. La sua artiglieria era formata
da cinque - sette bocche da fuoco. La galeotta era più piccola
e aveva due rematori per remo che però erano membri dell'equipaggio.
Il suo armamento era formato da tre cannoni. Altra nave usata nella
guerra da corsa era la fusta, molto simile alla gaelotta. In questi
tipi di navi i pezzi d'artiglieria erano fissati alla prua e per orientarli
bisognava muovere la nave verso il bersaglio.